Spesa sanitaria, la riscossa degli obesi

Bella consolazione!

Fonte: www.lastampa.it

Ricerca olandese rivela che le persone magre e in salute costano alla sanità più di quelle in sovrappeso o che fumano: “Chi vive di più costa di più.  Il grasso vi pesa addosso, il fumo vi schiaccia i polmoni? Consolatevi: al contrario di quanto facciano i vostri vizi e difetti su voi, voi non pesate sulla società. O, almeno, aggravate i bilanci economici della sanità molto meno delle persone sane.

Lo ha annunciato un gruppo di ricercatori dell’Istituto nazionale olandese per la salute pubblica e l’ambiente, che ha creato un modello che simula la spesa sanitaria media nella vita di una persona e ha poi analizzato in base al modello tre gruppi di mille persone ciascuno – quelle in salute, gli obesi e i fumatori -: gli adulti magri e in salute costano al sistema sanitario molto più che quelli obesi o dipendenti dal fumo, con una spesa media di 417mila dollari contro i 371mila e i 326mila degli altri due gruppi. “Questo risultato un po’ ci ha sorpresi”, commenta Pieter van Baal, uno dei ricercatori coinvolti nello studio, “Ma ha un suo senso: se vivi di più costi di più al sistema sanitario”: la discriminante nella spesa è infatti la lunghezza della vita, che è in media di 84 anni fra gli individui sani, ma scende a 77 anni per i fumatori e a 80 per gli obesi.

Il risultato va contro l’idea diffusa che siano invece proprio i programmi per la prevenzione di questo genere di problemi a far risparmiare milioni di dollari in cure alla sanità: “Questa teoria è una bella doccia gelata sull’idea che l’obesità sia un enorme costo sociale”, sottolinea Patrick Basham, professore di politiche della salute alla John Hopkins University di Baltimora, “Se vogliamo continuare ad occuparci dell’obesità in futuro, dovremmo smettere di preoccuaprci del suo impatto economico”. L’obiettivo del lavoro, insiste van Baal, non è convincere i governi a interrompere i programmi di prevenzione dell’obesità o della dipendenza da fumo, ma convincerli a farlo per le ragioni giuste: per ridurre non i costi economici immediati, ma quelli sociali a lungo termine.

Questa voce è stata pubblicata in Articoli, Ci studiano e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.